Una piacevole chiacchierata con Yasmine Elgamal


Nel Sogno n. 1 troviamo una ragazza con un cappello conico e una gorgiera mentre nel Sogno n. 3 un gatto, una lampada led pusheen o kawaii e una testa da cavallo.

Noto un'ambivalenza tra sensualità e aspetto ludico, un metamorfismo onirico che si fonde con la realtà trasparente e senza fronzoli. Dov'è il sogno e che cos'è per te il sogno?

Questa ambivalenza che avverti potrebbe essere presente ma è parte e frutto di un discorso più ampio che investe tutta la mia poetica: la dialettica tra leggerezza e pesantezza, tra delicatezza e impatto, questo si traduce in qualunque cosa faccio come per le idee che sono alla base della poetica di altri artisti, finiscono per investire il resto e risultare evidenti. Il sogno per me è la spinta verso un'immagine e la realizzazione dell'immagine stessa.

Vuoi parlarci dei tuoi viaggi? Quali sono stati quelli che ti hanno segnata maggiormente?

Ogni viaggio influenza la vita, l'apertura mentale e di conseguenza anche la produzione artistica.

L'esperienza egiziana, a il Cairo (dove trovo le mie origini paterne) sicuramente è un bagaglio che mi porto dietro volentieri. Certamente il luogo più ocra che io abbia mai visto. Perfino l'aria sembra ocra. Si respira.

Gli altri viaggi in Europa sono stati troppo brevi per ricavarne un influenza più radicale. Ti dirò quando ci tornerò e ne comprenderò I colori.

Vorrei andare a visitare I Red Canyons, per impararne il rosso!

Sicuramente il viaggio più lungo, di due anni, è stato a Brighton (UK). Riassumere così tanto tempo risulta complicato, ma per farne un topic di estetica, posso dire che ogni luogo ci insegna e rivela colori diversi, accompagnandoci verso nuove sfumature.

Ho imparato a capire meglio il blu, il verde e il grigio. Blu come il cielo, come le ombre del pomeriggio, come l'anima, come la pace e la nostalgia. Grigio come le nuvole, la nebbia, il velo triste nei suoi occhi.

Verde come i parchi e il mistero.

L'atmosfera inglese è senza dubbio fiabesca. Molto diversa da quella italiana, cromaticamente molto più caotica.

È un viaggio che ha decisamente cambiato la mia visione. I colori possono farlo.

Hai affermato durante l'intervista diretta da Francesco che tornavi spesso alla National Portrait Gallery, quali sono i ritratti e i dipinti che porti nel cuore per la persona immortalata o per il pittore/la pittrice che li ha realizzati?

L'autoritratto di Van Dyck. Mi ha fatto piangere e più di una volta.

È un dipinto ovale, in una cornice d'oro.

È vivo, triste, impulsivo come quelle pennellate sulla manica del vestito.

Ma l'impulso non toglie precisione al pittore. Una reale prova di consapevolezza e tecnica e spirituale.

La tua pittura è figurativa e il tuo maestro è stato Marco Rossati, quali sono gli artisti del passato che stimi e quali artisti emergenti hai notato anche tramite i social come Instagram e Pinterest?

Sono perennemente alla ricerca di risposte nella storia, per cui dare nomi di Maestri del passato porterebbe a una lista pressoché infinita.

Posso nominare coloro che ho più osservato di recente: Guido Reni, Simon Vouet, John Singer Sargent e Lucien Freud.

Più che di artisti emergenti, parlerei di artisti contemporanei..

Sean Cheetham, Lorenzo Ceccotti, Valentina Pazzini e il "romanissimo" Leonardo Crudi.

Com'è nato il tuo progetto sul sogno? Quale dovrebbe essere l'approdo?

Il progetto era nato in un momento in cui ho sentito la spinta verso l'immagine.

Ero alla ricerca di qualcosa, che ho dipinto, e cosi visualizzato e trovato.

Avrei voluto continuare la serie, ma è stato solo un passaggio, fondamentale, per arrivare alla visione successiva.

L'approdo non esiste, l'approdo prende forma sempre e solo in una nuova partenza.

Qual è stato il passaggio successivo?

Il passaggio successivo è la mia più recente avventura, tra i fiori e le foglie. Fiori che volano, leggeri, tra le anime pesanti. O, anime pesanti che si trasformano in fiori leggeri.

Credo di aver trovato l'immagine che cercavo. Delicatezza e impatto, appunto.



Potresti spiegarci meglio i tre passaggi del progetto?

Dai workers rappresentati singolarmente a riposo, alla costruzione del sogno…fino allo stage conclusivo, il sogno con la gorgiera.

Non c'è molto da spiegare. Come per i workers, anche per me è stato un lavoro faticoso: sognare stanca, costruire un sogno ancora di più.


Il corpo nudo, soprattutto femminile è il protagonista della serie…cosa ti interessa del nudo?

Il nudo è il miglior modo quando si cerca (o si cerca di rappresentare, o entrambi) un ideale. È assoluto, molto meno soggetto al contesto, alla temporalità.

È l'uomo in tutta la sua bellezza, in tutta la sua debolezza, e in tutta la sua sovrumana idea.


Particolari copricapi (il cono, il cavallo e il melograno) e la gorgiera, questi attributi diventano elementi simbolici. Riprendono la tradizione o assumono nuovi significati per te? A cosa alludono (soprattutto perché i soggetti indossano la gorgiera nel sogno)?

Ci sono molti motivi, e non molto logici.

Credo dia loro una connotazione fuori dal tempo, concetto a cui tengo particolarmente.

Per quanto riguarda la simbologia da me adottata, è ovvio che la utilizzo per il significato che assegno a quel determinato simbolo, ma è altrettanto ovvio che anche il più personale sistema simbolico è in realtà figlio di un gigante e radicato sistema simbolico già preesistente.

Quello che sto dicendo è che il significato è sì nuovo, mio, ma è anche semplicemente e in maniera reazionaria il più evidente, come il simbolo cui appartiene.

Mi chiedo spesso se la pittura, il disegno, anzi direi l'arte in generale, vanno a celebrare il simbolo e il suo significato o se vanno a spezzare il legame tra questi.

Descriveresti la tua tecnica? Parti dal disegno e da ore di posa dal vivo per arrivare alla pittura ad olio finita…ci vuoi parlare meglio di questi passaggi, cosa significano per te? Ti è capitato di cambiare completamente idea in corso d'opera?

Il disegno e la pittura dal vero sono parte fondamentale del mio lavoro.

Lavorare dal vivo è per entrambe le parti, sia per me che per i modelli, mostrarsi nella propria interezza.

È la cosa più bella e più dolorosa, allo stesso tempo. È come innamorarsi.

Anzi no, l'occhio resta clinico, è come fare l'autopsia dell'amore.


Io cambio sempre idea in corso d'opera.

Non riesco mai a seguire al 100% il disegno iniziale.

L'idea si evolve con me… ogni secondo.



Hai sostenuto che la tua tavolozza si sta raffreddando, come mai questa scelta?

Non è stata davvero una scelta, ne ho solo sentito la necessità. Si tratta di un impulso, non c'è una decisione a monte vera e propria, sicuramente ci sono delle influenze, mi focalizzo molto sui colori intorno a me. La tavolozza rispecchia sempre, coerentemente, la mia vita, l'approccio è quasi automatico, istintivo. Sebbene lavori su un'arte di tipo figurativo, il tutto rimane piuttosto istintivo e fluido, la tavolozza ne è sicuramente la cartina tornasole.

Il martello è lo strumento di costruzione e di distruzione, sembra uno strumento di potere che allude anche al linguaggio sessuale…ce ne vuoi parlare?

Il Martello è la nostra volontà di farne uno strumento.

Esatto, costruisce e distrugge.

L'allusione era più orientata verso l'intimità, piuttosto che alla sensualità, ma sono due termini molto vicini.


I soggetti femminili sembrano avere una forza decisiva e preponderante nella serie, i soggetti maschili appaiono maggiormente languidi, è solo una mia impressione o è voluto?

Mi piace rappresentare l'uomo nella sua dolcezza e tenerezza.

In realtà, penso che questa dolcezza, delicatezza, appartenga a tutti i miei soggetti, uomini e donne. Quindi forse la domanda giusta sarebbe: perché in questa serie le donne si fanno bandiera della forza?

E beh, anche con la domanda giusta non saprei risponderti; o forse la risposta è la stessa a tutte le domande: perché ne avevo bisogno.




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